domenica 3 aprile 2011

Intorno alla fondazione della città dell'Aquila 2

rileggi la prima parte
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... Diciamo subito che, al di sopra d'ogni dibattito, noi siamo tratti a riguardare tale città come papale e non imperiale, sorta anzi in competizione dello Svevo Federico, incorso nella scomunica, e in difesa delle popolazioni vicine, angariate e martoriate. Ci conforta che già illuminati studiosi abbiano messa in rilievo siffatta tesi, alla stregua di documenti ben più antichi, che rimontano cioè al 1229: difatti fin da quell'anno si rinverngono già in corso le premurose pratiche da parte delle nostre popolazioni presso il papa Gregorio IX per la fondazione di una nuova città guelfa. Invero i vassalli dei Contadi di Amiterno e Forcona deliberarono di unirsi in una sola città, per affrancarsi dalle insopportabili angherie dei signori feudali e dei ministri di Federico II. Di ciò abbiamo la prova palmare in due epistole del Pontefice Gregorio IX del 27 luglio e del 7 settembre 1229; la prima è diretta a Berardo di Padula, vescovo di Forcona, ammonendo di non procedere oltre nell'affare concernente la fondazione della città di Accula (ossia Acquile o Acquili), il castello dove poi surse la città, se prima non venga in proposito richiesto il parere apostolico.
Fu allora che il popolo spedì al Pontefice un'ambasceria composta di vari personaggi ecclesiastici e civili, sì del territorio di Amiterno che di quello di Forcona: il nobiluomo Luca di Preturo, Simeone prevosto di San Giustino, il prete Giovanni di Stefano, Gualtiero di Rainaldo, Giovanni del fu Pietro, Benedetto di S. Palumbo e altri.
L'epistola del 7 settembre 1229 del papa Gregorio IX è diretta a tutte le popolazioni di Amiterno e Forcona, costanti nella fedeltà e nella devozione all'Apostolica Sede e ad esse il papa stesso invia salutem et apostolicam benedictionem. Dopo di avere singolarmente menzionati i nomi dei personaggi alla S. Sede, con l'aggiunta di altri, non menzionati, il documento rileva che essi con lacrime si lamentarono dinanzi al trono pontificio, esponendo le innumeri tribolazioni e le infinite amarezze finora inflitte gravemente a quelle popolazioni da Federico, detto Imperatore, nemico di Dio e della Chiesa,  mediante i suoi ministri. Questi (prosegue l'importante documento pontificio che riproduciamo nella sua traduzione:
"... ... Riaccettandovi adunque nel dominio della Chiesa, con speciale grazia vi concediamo la costruzione  della città in Acculi (Aquili), molto più che voi, ben vedendo che in questo negozio non potremmo giovarvi senza interesse, siete pronti a darci 1000 once d'oro, e prestare a sufficienza calce, pietre ed arena, e pagare per censo alla Chiesa Romana annualmente 100 once d'oro. Darete altresì la metà dell'entrate dei placiti rilasciati, sia per l'interno che per l'esterno come di tutti gli altri bandi, da presentare in minuta al balivo della nostra Curia; ed allorchè vi accorderete per l'elezione dei Consoli e del Podestà ricercherete pure il nostro parere e dei nostri successori, affinchè trovandoli fedeli alla Chiesa, ve ne possiamo accordare l'elezione senza difficoltà. Sull'adempimento di queste condizioni presterete per cauzione giuramento e promessa di fedeltà nel modo che piacerà al nostro Nunzio.
Noi adunque avendo appreso non senza grave amarezza le vostre tribolazioni e non potendo disinteressarci della vostra miseria, consigliatici coi nostri fratelli, concediamo a voi, stabili nella fedeltà e devozione alla Sede Apostolica, quanto ci avete richiesto, incaricando della cosa il nostro diletto figlio Pandolfo, suddiacono e nostro cappellano, uomo sicuramente fedele, provvido ed onesto. Affinchè intanto da voi non venga omessa alcuna delle richieste attinenti, ammoniamo attentamente voi tutti e con questa lettera apostolica lo ingiungiamo, che vi adoperiate di osservare fedelmente tutte le cose promesse. Ora non fate trascorrere inutilmente questo tempo favorevole, ma datevi all'opera a tutta possa e alacremente, dedicandovi con tutta l'affezione e con tutta la forza al felice coronamento dell'impresa.
Noi pertanto vi seguiremo con grazie e favori per modo che la vostra città possa rallegrarsi di un onore perpetuo, e il vostro ricordo resti glorioso in tutte le generazioni. - Data a Perugia, 7 di settembre, anno II del nostro pontificato (1229)".
Certo il papa Gregorio IX che fin dal primo anno del suo pontificato (1227) aveva scomunicato Federico II, dimostrò ancora in quell'occasione energia e coraggio contro il potente e prepotente Svevo, in difesa delle popolazioni di Amiterno e Forcona, ed esprimendo tutto il proprio rammarico, dispone la fondazione della nuova città. Pertanto bisogna convenire che i due documenti pontifici siano di sommo interesse storico per la nostra città: 1. perchè dimostrano che in quel tempo l'Aquila non esisteva, ove non voglia confondersi col cennato quasi omonimo castello di Acquili, chiamato dal Papa Acculum e Accula; 2. perchè dan conto che la scelta del locale, ove poi surse la città, e la primitiva idea della edificazione non furon degli imperatori Federico e Corrado, sibbene de' naturali abitatori dei luoghi circonvicini, sorretti dall'autorità papale.
L'importante documento del 7 settembre 1229 va specialmente considerato come la magna charta d'affrancazione dei nostri antenati.
Ma perchè mai subito dopo di esso non si diede principio all'edificazione della città?

di P. Aniceto Chiappini (O.F.M.)
estratto dal Bullettino della R. Deputazione Abruzzese Di Storia Patria
Anno MCMXXXIX

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1 commento:

AQuilone ha detto...

sarà ma io mi sento ghibellino!